Irene, il Sauvignon blanc, pasta e cavolfiore

Sauvignon blanc AOC Touraine


Irene è tornata

«Sono tornata. In Italia voglio dire. Ho una bottiglia per te. Un Sauvignon di cui mi sono innamorata».
Non la vedevo, non ci vedevamo, non la sentivo, non ci sentivamo da mesi. Dalla primavera o forse da prima ancora.
Ora erano passati due giorni da quando avevo ricevuto il messaggio. Era nelle chat archiviate. Tra le persone archiviate in questo scorcio d’anno passato ad estraniarmi.
«Grazie. Sono a casa, in paese. Guardo i tetti di tegole antiche».

Non era mai venuta nella casa dei ricordi di una vita non vissuta. «Non è per forzarti a fare ciò che non vuoi. Ma non posso muovermi. Se la porti, io organizzo la cena. Immagino qualcosa che possa essere all’altezza del tuo nuovo amore, almeno in abbinamento astratto».

Arriva con la sua bottiglia francese, con la sua aria francese. È bellissima. Più bella di come la ricordassi. La bacerei. «Deliziosa questa etichetta». Ne ho visto solo foglioline verdi che mi parevano alludere alla sua delicatezza. E poi non riuscivo a guardare lei. Non volevo tradire la gioia di rivederla, di stringerla. «Uhm, Touraine. Non so che zona sia, non la ricordo. Ma il bello della Francia sta proprio nelle piccole denominazioni misconosciute». Paesi e vigne a ridosso dei campetti di viti milionarie, famigerate. Vini pregievolissimi, schiacciati dalla notorietà dei vicini di cui conservano, magari solo più affievoliti, colori, profumi, sapori, sensazioni, evocazioni.

Touraine AOC Sauvignon blanc e la Loira enoica

La zona della denominazione Touraine (in chiaro nella cartina sottostante) è al centro della valle della Loira (freccia fucsia per individuarla nell’ambito del territorio francese). A metà strada tra l’area dei famigerati Sancerre e Pouilly Fumeè, i Sauvignon blanc più pregiati al mondo, e l’entroterra e la costa atlantica di Nantes dove di produce il Muscadet (sempre bianco), più semplice e salmastro.

Valle della Loira vini

 

Non ricordavo tutto ciò ma, al primo sorso ho pensato, senza dirlo, «sa di Loira». Di che sa la Loira, di che sa il Sauvignon AOC Touraine del Domaine Fontenay? (la freccia verde indica la localizzazione dell’azienda)

Di architetture complesse, di luce brillante e dolce carezza di sole, di mazzetti di fiori bianchi e rosa, di improvvisi cespugli verdi, lussureggianti e freschi di rugiada. Odori, sapori e sensazione di frutta gialla matura ma croccante, note di agrume e morbidezza del mango maturo. Un mosaico vivace. Una potenza delicata. Opulenza armoniosa. Provocante, infine, la freschezza e il pizzico di mineralità finale che fanno da contrappunto all’aromaticità tipica del Sauvignon, un attimo prima che divenga stucchevole.

Molto affascinante. Quanto Irene.

Non passa nel legno questo vino, la vinificazione è tutta in catini di vetroresina. La pigiatura deve essere molto lieve  giacché, pur nella loro magniloquenza, odori e sapori sono netti, limpidi, larghi. Il prolungato contatto con i lieviti (affinamento sur lie) e il rimescolamento del mosto fermentato (batonnage), dichiarati dall’azienda, sono confermati dalla bevuta, rotonda, priva di increspature e asperità di sorta.

La riflessione del mattino successivo, al risveglio, rimanda a una vendemmia tempestiva, se non brevissimamente anticipata.

I suoli della Touraine sono argillosi e per questo nella zona si producono anche rossi, per il resto minoritari in Loira. A questo Sauvignon l’argilla (come l’affinamento sur lie) apporta una buona struttura, dedicata a sorreggere la raffinata tessitura aromatica.

Sushi assente, pasta e cavolfiore per caso

«Come sei stato senza di me? Qualcuna ti ha saputo curar meglio le ferite? Non mi sei mancato, ma ti ho pensato. Troppo. E questo mi dà fastidio. Sei seccante con la tua assenza».

Il sushi con surplus di ostriche che avevo banalmente ordinato per accompagnare il vino e noi non è mai arrivato. Sarebbe stata seccante anche questa assenza se non avessi avuto, poco prima che lei arrivasse, un’intuizione. Una di quelle figurazioni che si compongono e impongono d’improvviso all’attenzione, arrivando da recondite sensazioni, ricomposte attraverso le esperienze. Giaceva in un volgare contenitore Ikea un ancora più volgare, puzzolente, cavolfiore lessato. Quando casualmente l’ho visto, si è palesato un avviso: pasta e cavolo sarà perfetta col Sauvignon che ti porterà.

Così, incurante dell’eventualità che non le piacesse, l’ho preparata (clicca qui per la ricetta). Olio, aglio, una codina di acciughina sott’olio, cime di cavolfiore lesso sminuzzate alla men peggio, un goccio d’acqua. In un padellino, intanto, un filo d’olio e una manciata di pan grattato ad abbrustolire. 200 grammi di rigatoni a bollire.
«Non mi piace la pasta col cavolfiore, ma questa è buona. E con questo Sauvignon è perfetta».

È finita (la pasta). È finito (il vino). Siam finiti sul divano. Il fuoco nel camino a illuminare e riscaldare la nostra pelle, La torre in cima al monte a illanguidirci e commuoverci.

 

Le Sauvignon  
2021 – AOP Touraine
Domaine de Fontenay – Blere
€ 20

Reperibile da
APOTECA
Piazza Melozzo da Forlì, 15
Roma

IRENE è una persona, ma anche un personaggio. Lavora a Lione, in ospedale. È un medico, ma non è nota la sua specializzazione. Spesso viene a trovarmi o a rapirmi. È epigona di Irene Adler.