Io non mangerò la zuppa di cozze


Non mangerò la zuppa di cozze
. E non è una provocazione.

È il piatto simbolo del Giovedì Santo napoletano, e proprio per questo la discussione di questi giorni si è fatta accesa. Giornali e siti si affannano a rassicurare: le cozze, se cotte, sterilizzano il virus dell’epatite A, che in Campania ha fatto registrare un aumento dei casi.

Benissimo. Ne prendiamo atto.

Non è qui il punto, però. Non mi interessa entrare nella disputa su cosa significhi “cotto a sufficienza”, né immaginare cosa accada al sapore e alla consistenza quando si porta una cozza a temperatura di sterilizzazione.

Quando si guarda più alla ristorazione e ai produttori che ai lettori, ci si scorda una cosa elementare: il diritto di avere paura. O più semplicemente di essere prudenti, senza essere trattati da idioti.

Perché è questo che sta accadendo.

Sui social – ma non solo – si respira un’aria di fastidio, quando non di scherno, verso chi decide di rinunciare.

Pare essersi auto-costituito un nuovo corpo di polizia: i militi dei mitili.

Agenti che brandiscono la scienza come una verità semplice, lineare, definitiva.

“Basta cuocere”. “Il virus muore”. “Non c’è rischio”.

Tutto giusto. Lo sappiamo. E apprezziamo anche chi cerca di dare un’informazione corretta che non cavalca l’allarmismo.

Eppure non basta.

Perché la paura non è un’equazione. Non è un dato scientifico. È una condizione umana, spesso irrazionale, e proprio per questo resistente a ogni dimostrazione.

Si può spiegare che a una certa temperatura il virus muore.

Si può misurare, certificare, garantire.

Ma non si può pretendere che uno stato d’animo si adegui a un grafico.

Nessun termometro infilato nel cuore della cozza farà quello che l’ago di Vincent Vega fa con Mia Wallace in Pulp Fiction: rianimare.
La paura, quella, resta dov’è

E allora, davvero, non serve ridicolizzare, né correggere con aria di superiorità.

Ci sono persone fragili, che fanno un calcolo serio tra piacere e rischio. E poi ci sono persone che semplicemente hanno paura. Entrambe meritano rispetto.

L’informazione scientifica è necessaria, sacrosanta. Ma non può diventare un manganello.

Io non mangerò la zuppa di cozze.

Non per eroismo, non per ideologia. Per scelta. E starò benissimo lo stesso.

Ma voi, per favore, militi dei mitili, non sfruculiateci.

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