Fornelli. Cotolette. Patate a cubetti. Il menù per la comandante.
Il barattolo di Calvé. Il pane di segale. La bottiglia di Riesling.
In solitudine l’amigdala allenta il controllo. Il calice va giù. La porcata è una tentazione violenta. Affonda la lama nella cedevole, avvolgente, gialla crema. Si spalma facile, riveste di seta e volant sinuosi il pane.
Un morso, un sorso. Come la mela di Newton. La scoperta di un accoppiamento perfetto: pane, maionese e Riesling.
Un calice, una fetta, una spalmata, un sorso. Glu. Wow.
Sapor d’uovo, palato impastato di velluto, burrosità e, zac, la sferzata del Riesling a riequilibrare quello sprofondo di dolcezze. Il minerale si ammorbidisce, il velluto si increspa. Le sensazioni si frammischiano, si armonizzano, si esaltano. Ed esaltato è il bevitore.
Irresistibile piacere. Incontenibile armonia che si dilata, invade la bocca, le vene, fino giù alle ginocchia, alle caviglie, ammalia la mente.
Il sorso è inevitabile. Ancora uno. E poi un altro e un altro ancora…
Quanto è dolce la condizione in cui, soli, si cede alle coccole a se stessi, ai piaceri dell’autodafé. Un po’ come il tepore del rannicchiarsi e stringersi tra le proprie braccia quando ci si corica da soli.
No, la solitudine non è triste. No, in solitudine si beve benissimo.
Nessuno sguardo, nessuna parola ad ammonire i pensieri più arditi, gli abbinamenti impensabili. Governa l’istinto, s’impone l’effimero, profondissimo, però. Un’anarchia governata dall’intuito, dai sensi, dall’arbitrio che non deve dar conto.
Svolazza un gabbiano. Il finestrone lascia entrare lo spruzzo grigioblù del cielo e gli echi del fiume verdastro. Sul piano vibra una scala di gialli: il pangrattato, l’uovo, il petto di pollo, la maionese, il pallido Riesling rifratto.
L’alcol, lo spleen, voci, paesaggi, pagine, parole, volti. Un richiamo a spezzare tutto: papà, è pronto? Ho fame. Sì, scusa, non ti avevo chiamata.
Metto a tavola la bottiglia. Mi accorgo che è vuota. Finita nel tempo di friggere quattro cotolette.
Resto a guardarla mentre i passi si avvicinano: che odorino.
Non avevo bevuto per dimenticare qualcosa. E nemmeno per compagnia.
Solo perché stavo benissimo.
