#Vino | Il dono di Dioniso

Venerdì 9 febbraio, presso la sede di SannioWay in viale Aldo Moro, a Benevento, la delegazione di Benevento dell’Associzione Italiana Sommelier, terrà una degustazione di vini greci, condotta da Guido Invernizzi, medico a Novara e docente AIS.

La serata si inserisce in un percorso culturale di approfondimento enografico, partito dalla Champagne e poi sviluppatosi tra Mosella (Germania), Sud Africa, Libano, Israele e Borgogna (Francia).

Il titolo della degustazione, “il dono di Dioniso” , evoca l’antico dio greco ed è occasione per un piccolo approfondimento.

Il mito del dono della vite e del vino da parte dell’errante dio nato dalla coscia di Zeus è legato essenzialmente alla storia del pastore Icario e della figlia  Erigone. La vicenda, riferita da diversi autori, in verità, ha due versioni. Nella Biblioteca di Apollodoro (pseudo Apollodoro), Dioniso, trovandosi a passare da Icario, ne riceve grande e cortese ospitalità, nonostante non si sia presentato come dio e nonostante le modestissime disponibilità del pastore attico. Per ricompensa Dioniso, manifestandosi nella sua natura divina, lascia a Icario in dono il germoglio di una pianta ancora ignota: la vite. Non solo, il dio offre all’accogliente pastore anche le indicazioni per coltivarla e la lavorarne i frutti, raccomandandosi, infine, di diffonderne la conoscenza tra gli uomini con cui venisse in contatto. Icario così fa e lascia assaggiare l’esito della lavorazione dell’uva ai sui vicini, che lo apprezzano sin troppo, restandone ubriacati. Lo stato di ebbrezza, mai provato prima, induce i pastori a ritenere di essere stati avvelenati. Per vendicarsi, quindi, uccidono Icario. Una volta recuperato il senno, gli sventurati si rendono conto di aver commesso omicidio e nascondono il corpo di Icario affinché non sia scoperto dalla figlia Erigone. Questa, tuttavia, con l’aiuto della cagna Mira, trova il corpo senza vita del padre e in preda al dolore straziante si impicca.

Nella versione del poeta Nonno di Panopoli, Icario accoglie Dioniso insieme alla figlia Erigone, offrendo al dio quanto di meglio a sua disposizione: una coppa di latte caprino.  Il dio, rifiuta la bevanda, giudicandola segno di arretratezza, e colma di vino la coppa di Icario. Lo avverte, inoltre, che facendo conoscere agli uomini dell’Attica quella prelibata bevanda, avrebbe ottenuto una straordinaria e imperitura notorietà come benefattore dell’umanità. Icario finì ucciso come nella versione della Biblioteca e la figlia Erigone si impiccò dopo aver appreso in sogno anche i particolari più agghiaccianti dell’uccisione del padre.

Appaiono evidenti nei resoconti mitici l’imprudenza di Icario nel divulgare la novità, seppur in obbedienza alla consegna del dio, e l’ambivalenza del vino, capace di recare dolce gioia e sollievo dai mali ma anche procurarne irrimediabilmente in caso di abuso.

Numerosissime storie mitiche, poi, offrono collegamenti e derivazioni tra nomi propri e nomi del vino. Una particolarmente stimolante, riportata nei Miti di Igino, allude anche ad una certa propensione erotica di Dioniso, invero corrispondente alla ritualità greca della ierogamia.

Dioniso è ospitato in Etolia dal re Oineo. Questi, accortosi quanto sua moglie Altea sia desiderata dal dio, fa in modo di assentarsi per consentire ai due di giacere in amore e passione. L’unione dà dato il suo frutto in Deianera, assunta come figlia di Oineo. Frutto indiretto dell’unione poi è il dono con cui Dioniso ricompensa il re: la vite e la conoscenza per coltivarla. Il dio, appagato e generoso, stabilisce anche che la bevanda prodotta con la lavorazione del frutto della vite prenda il nome del re Oineo. Il nome greco del vino, oinos, dunque, avrebbe nel mito questa origine.

Le informazioni sulla serata di degustazione dei vini greci sono reperibili sulla pagina Facebook dell’AIS Benevento.

Articolo apparso sul Sannio, edizione del 5 febbraio 2018

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