#Cavatappi | L’Asprino di Tenuta Fontana

Sede in Pietrelcina, radici, vigne e stabilimento in agro Aversano. L’Asprino è un vitigno autctono le cui piante sono allevate secondo l’antica e spettacolare tecnica etrusca della vite maritata. I pali di sostegno della pianta sono, in sostanza, sostituiti dai tronchi degli alberi essenzialmente pioppi, sicché la vite cresce avvinghiata, unita, maritata appunto, al tronco che la sorregge. Le viti dalla cui vendemmia è tratto questo Asprino fermo di Tenuta Fontana arrivano sino a 9 metri di altezza. La raccolta delle

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Libano e Israele: sei vini da scoprire

La gastronomia in generale e il vino in particolare sono straordinari media culturali. Attraverso la conoscenza di cibi e bevande si possono conoscere e approfondire fenomeni storici, politici, culturali, etnici, usi, tradizioni. La delegazione beneventana dell’Associazione Italiana Sommelier, guidata da Mariagrazia De Luca, ha da tempo intrapreso un percorso culturale di conoscenza di mondi insoliti o inattesi, attraverso la degustazione di vini del mondo. Dalla scoperta dei territori italiani (Valsesia, Valtellina) in cui il nebbiolo, grande vitigno italico, esprime attraverso

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Il Taburno di Masseria Frattasi

Pasquale Clemente è l’anima della Masseria Frattasi, cantina vinicola insediata a Montesarchio alle pendici del Monte Taburno che la sovrasta con imponenza. L’opificio è alle spalle di una masseria in pietra risalente al ‘700, splendidamente affacciata sul paese con un aia-terrazzo che offre un’impareggiabile vista sulla medievale Torre di Montesarchio. Per un amicizia tramandata dai rispettivi padri, Pasquale ed i suoi fratelli sono miei amici d’infanzia e su quell’aia ci sono cresciuto. E’ per questo, per una remora radicata nell’etica

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Madness, una follia saporita a Benevento

Madness, follia. Follia ricamata con citazioni sulle tovagliette e sulle pareti, nel menù. Sinceramente non è chiaro il perché di ciò che appare un tentativo di surrealtà in un pub. E questa scarsa chiarezza rende il tentativo ardito ma riuscito. La curiosità induce a ripensare l’esperienza, il luogo. Deve trattarsi di una sottile e probabilmente inconsapevole strategia di marketing. La follia data di riconoscere è nel luogo, una villetta alla periferia di una città pigra e anche del paese nel

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Dico basta all’oscenità delle pessime fotografie

Ho cenato in un ristorante piccolissimo, ho contato i posti che sono 19. Nonostante lo spazio angusto l’ambiente è estremamente accogliente. Non c’è cucina a vista ma c’è un bancone, quasi da bar ma sembra più il ponte di comando di una nave, dietro il quale, avvolto in elegante giubba nera, di quelle che indossano i lottatori judo solo più fine, si staglia la figura imponente del cuoco, che taglia, forma, compone, decora. Le pareti sono di un verde intenso

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The great gig in … Paduli

Il mio amico Giancarlo non manda mai inviti a casaccio. È selettivo, abbastanza riservato e molto scrupoloso. Sicché, quando mi sono ritrovata una social-notifica con la quale mi chiedeva di partecipare a questa inaugurazione, lo confesso, ho accettato senza neanche approfondire. Poi mi è toccato sapere di che parlavamo, quindi ho visitato la pagina dell’evento, e poi quella del locale. Ho capito bene: questo nuovo Wine Bar, che ha aperto a Paduli, in provincia di Benevento, si chiama proprio “Il

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La pizza fritta della MASARDONA a Napoli

Madonna

Lo stillicidio delle brutte notizie informa e conforma l’immaginario, stereotipa il pensiero; è difficile immaginare la bellezza di un quartiere popolare perché sempre da lì arrivano i resoconti avvilenti: la droga con i suoi spacci e le sue morti, la disperazione della povertà, le violenze comuni, le prepotenze. Eppure è possibile oggi a Napoli deliberatamente deviare dalla propria direzione, un po’ barcollando sul lastricato sconnesso di basalto, girare e rigirare in un piccolo dedalo di strade il cui perimetro alto

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Paternopoli, i Fonzone e la Borgogna di Heres

Tavola apparecchiata

Aver notizia ed opportunità di partecipazione ad incontri di degustazione riservati a coloro che, con agghiacciante linguaggio, sono definiti operatori del settore è uno dei pochissimi privilegi dello scrivere cronache enogastronomiche indipendenti. Mi è capitato appunto un paio di settimane fa di partecipare ad uno di questi happening pullulanti di agenti, enotecari, ristoratori, che assaggiano vini, formaggi, salumi per classificarli in base ad un codice imperscrutabile. Usano algoritmi segreti per ponderare gli elementi sensoriali (vista, olfatto e gusto) con un

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La Conca ha fatto Meta

Per scartare da percorsi consueti, strade battute, tavole note, chef celebrati ed al contempo fuggire l’assedio dei lancieri della gastrite, in special modo quando si decide l’esplorazione di luoghi di mare congestionati dalla loro stessa fama prima che dalle orde dei barbari dello gnocco alla sorrentina, occorre con umiltà far voto a Minerva. La dea della saggezza, presentatasi sotto le vesti di un affidabile suggeritore, per ripagare gli antichi suoi fedeli ci conduce lì dove remotamente si celebrava il suo

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